La start up D-Eye, nata da un’idea dell’oftalmologo Andrea Russo, permette di effettuare lo screening della retina attraverso un sistema portatile, costituito da un dispositivo ottico che si applica sul retro di uno smartphone, in corrispondenza della fotocamera e della luce a LED. Il dispositivo magnetico applicato allo smartphone (Apple iPhone 5, 5S, 6 o Samsung S4, S5), consente di ottenere immagini ad alta definizione della retina, per meglio comprenderne le patologie. Inoltre è associato ad una App, basata sul cloud, per iOS ed Android, che memorizza e condivide video ed immagini per lo screening, con medici e personale autorizzato.

 

d-Eye dettagliapp D-eye

Tale innovativo sistema ha ottenuto diverse pubblicazioni in America: sull’American Journal of Ophthalmology (“Comparison of Smartphone Ophthalmoscopy With Slit-Lamp Biomicroscopy  for Grading Diabetic Retinopathy”) e sul Journal of Ophthalmology (“A Novel Device to Exploit the Smartphone Camera for Fundus Photography”).

La start up digital health, nata nel febbraio 2014, si è sviluppata ulteriormente nel 2015 con il supporto del polo ingegneristico Si14 di Padova che si è occupato dell’hardware e della creazione della piattaforma di cloud utile al medico ed al paziente. D-Eye ha sede operativa e di ricerca a Padova, ma il Ceo è l’esperto in multinazionali di settore, Richard Sill. Ed il 22 gennaio scorso ha ricevuto 1,5 milioni di euro col primo contributo di Invitalia Ventures, insieme a Innogest, Fondazione Giuseppe e Annamaria Cottino, il polo ingegneristico di Padova Si14 e del management.

A raccontarci  più nei dettagli D-Eye il founder Andrea Russo.

 D- eye Dott  Andrea Russo_ Centro Oculistico Bresciano

Come nasce l’idea di D-Eye?    

D-Eye nasce dalla necessità di visitare una interminabile quantità di fondi dell’occhio (retine) nei pazienti ipertesi e/o diabetici. Un lavoro ambulatoriale su cui mi sono massicciamente affacciato subito dopo la specializzazione in oculistica. Ho pensato quindi che sarebbe stato utile provare a rendere i medici di famiglia o i medici internisti più indipendenti in tale esame.

Come funziona il dispositivo?

Per vedere la retina occorre rendere coassiali illuminazione e osservatore. Il sistema sfrutta l’illuminazione a LED degli smartphones insieme con la relativa telecamera per eseguire l’oftalmoscopia. Un sistema interno (brevettato) di beam splitters, diaframmi, filtri e specchi ottimizza il tutto per gli smartphones.

Come mobile, app e cloud si integrano? L’app è disponibile?

Certamente l’App è scaricabile per Apple Store e Google Store. Si integrerà a breve in un sistema cloud (con le dovute crittografie richieste dagli standard USA ed EU) per la condivisione remota dei dati tra più utenti e più postazioni.

Come e perché c’è stato anche il supporto del polo tecnologico Si14 di Padova nell’innovativo progetto?

Avevo avuto la fortuna di avere più finanziatori per il progetto, ma avrei dovuto fare l’imprenditore al 100% e non il medico. Il gruppo di Padova mi ha fornito l’aiuto economico e tecnologico necessario a continuare a fare l’Oculista.

Come mai la base operativa e di ricerca è in Italia, mentre le attività commerciali e di business development in America? Perché la scelta di un Ceo americano?

Questo è necessario per qualsiasi business che punti ad un mercato globale. È fondamentale una forte presenza negli USA per devices di questo tipo, non a caso sono i primi ad avere sviluppato cloud dedicati con relative norme di sicurezza (HIPAA law e similari).

Quali obiettivi e mercati si prefigge di raggiungere D-Eye? 

L’obiettivo principale di D-Eye è di creare un ponte tra la popolazione e le strumentazioni diagnostiche di livello ospedaliero per un proficuo screening di numerose patologie retiniche. Inoltre, è uno strumento molto comodo (in quanto poco invasivo) per i bambini che sono naturalmente attratti da smartphones e relative lucine.

Quali sono i vantaggi per i pazienti, e per i medici? 

Maggiore portabilità (rispetto agli ingombranti strumenti che abbiamo in ospedale) ed ergonomia, in quanto è di molto più facile utilizzo rispetto all’oftalmoscopio convenzionale. Per i pazienti è meno invasivo (meno luce) e può essere effettuato anche in visite domestiche/remote e in pazienti allettati.

Orgogliosi di aver ricevuto il primo investimento del Fondo Italia Venture I? Secondo Lei perché è stata scelto proprio D-Eye?   

Certamente, molto orgogliosi! Il sistema D-Eye è probabilmente uno dei primi a sviluppare ed integrare una piattaforma cloud che potrà in futuro essere condivisa anche da altre apparecchiature mediche. Ciò è sicuramente un enorme valore aggiunto al dispositivo. Negli USA si contano ormai diverse realtà cloud di livello medico.

Al finanziamento chi partecipa oltre a Invitalia Ventures?

Partecipano Fondazione Cottino (Torino) e Innogest. Altri soci siamo il sottoscritto e Si14 di Padova.

Come vede il binomio ricerca-start up innovative e a vocazione sociale? Può rivelarsi vincente?

È impossibile andare contro le applicazioni social oggigiorno. Pertanto è una simbiosi reciproca che va sfruttata nel modo migliore da entrambi i lati.

 

Giovanna Di Troia

 

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