Il nome si ispira al dio egizio con occhio di falco, il logo è una stilizzazione di un falco, ed il giovane team under 25 che ha sviluppato il dispositivo per donare la vista ai non vedenti attraverso l’innovazione tecnologica, ha saputo decisamente guardare lontano.
La start up genovese Horus Technology, nata nel luglio 2014, ha realizzato un dispositivo indossabile, applicabile a qualsiasi tipo di occhiali, destinato a non vedenti e ipovedenti, per far sì che “The invisible made audible” come recita il payoff nello spot. Horus descrive infatti a parole il mondo circostante, fornisce informazioni sul riconoscimento facciale e degli oggetti, sulla lettura di testi, sulla segnaletica stradale, su eventuali ostacoli, aiutando così non vedenti e ipovedenti durante tutto l’arco della giornata. Molti volti noti del cinema, della televisione e dello sport si sono prestati alla campagna #view4theblind: dall’attrice Giorgia Surina allo chef Davide Oldani, dal comico Maccio Capatonda al Mago Foster, da Bruno Bozzetto a Fabio Volo, fino a Javier Zanetti. Oltre ai numerosi premi che ha già collezionato, Horus è stata selezionata tra le 30 semifinaliste della terza edizione dell’European Social Innovation Competition.

A raccontarci nei dettagli Horus Tehcnology ed il suo dispositivo, il Ceo della  start up, Saverio Murgia.

Saverio Murgia_ Ceo Horus Technology

Come funziona Horus? Su quale tipo di tecnologia si basa?

Horus, questo il nome del dispositivo, è composto da due parti: una parte indossabile e una parte tascabile, collegate tra loro tramite un sottile cavo. La parte indossabile cattura il mondo esterno grazie a telecamere e trasmette le immagini alla parte tascabile, la quale le elabora, le comprende e comunica all’utente le informazioni tramite conduzione ossea, ovvero l’audio passa tramite le ossa e non attraverso l’aria. Tutta la tecnologia che sta dietro a Horus è sviluppata internamente.

Come è nata l’idea di questa start up a vocazione sociale?

Occorre partire dal mio background nella robotica, in particolare nella visione artificiale e durante la laurea triennale ho anche realizzato insieme a Luca un sistema di visione per un robot. Però poco più di un anno fa, mi sono imbattuto in una persona non vedente che aveva bisogno di aiuto per raggiungere la fermata dell’autobus a causa di lavori in corso, e questo incontro ha fatto scattare qualcosa in me. Una folgorazione: mettere le mie conoscenze a disposizione dei meno fortunati. Ho pensato che invece di realizzare sistemi di visione per robot, avrei potuto usare le conoscenze acquisite per creare qualcosa che potesse essere utile a quelle persone che purtroppo hanno perso la vista o che non l’hanno mai avuta.

Cosa è davvero innovativo di Horus? Quale l’impatto a livello sociale?

Attualmente esistono tanti strumenti, spesso costosi ed ingombranti, per risolvere le singole problematiche in cui le persone non vedenti possono imbattersi. Non esiste invece uno strumento che possa rendersi utile durante tutta la giornata e nello svolgimento dei più disparati compiti, come leggere le scadenze sui prodotti in frigo o individuare prodotti su uno scaffale al supermercato. L’impatto che Horus potrebbe avere sulla società, una volta in commercio, potrebbe essere grandissimo, sia nella vita degli utenti che potrebbero avere finalmente un maggior grado di indipendenza e di sicurezza in se stessi, sia per i loro familiari e perfino per il mondo del lavoro.

Il team da chi e come è composto? C’è un motto che vi unisce?

Il team cresce ogni giorno di più, dopo esser partito tutto da me, Saverio, e Luca un anno fa, ora siamo ben sette con Benedetta, Alessandro, Martina, Simone, Sara. E ciò che ci unisce è la voglia di creare qualcosa che sia rivoluzionario e che possa avere un impatto positivo sulla società.

La campagna di crowdfunding #view4theblind quale riscontro ha avuto? É stata ben accolta e si è raggiunto l’intento che si prefiggeva?

La nostra campagna di crowdfunding aveva un duplice scopo: diffondere consapevolezza per quanto riguarda le difficoltà che tutti i giorni vengono affrontate da chi è non vedente e nel frattempo raccogliere i fondi necessari per produrre un numero sufficiente di prototipi per iniziare una fase di testing con gli utenti. In particolare #view4theblind è stato un fantastico progetto realizzato con Y&R e TheBigMama che ci ha permesso di ottenere molta visibilità e ha sicuramente facilitato il raggiungimento e il superamento (150%) del goal prefissato.

Quali i Premi che Horus si è aggiudicato?

Ad oggi abbiamo vinto 13 premi, la maggior parte internazionali (per consultare l’elenco completo si può cliccare qui). I più significativi sono sicuramente EIT ICT Labs Idea Challenge e  WorkingCapital, ma riteniamo molto importanti anche i più recenti Unicredit Startlab e IBM SmartCamp. Alcuni sono stati particolarmente utili a livello economico, altri per quanto riguarda la visibilità e il supporto di mentoring che ci è stato fornito.

Il programma di accelerazione di WorkingCapital quanto e come ha risposto alle vostre esigenze?

Il programma WorkingCapital ci ha permesso di crescere e di vedere il nostro business da diversi punti di vista, lavorando sui nostri punti deboli e ci ha aiutato soprattutto nella campagna di crowdfunding sulla loro piattaforma.

E per quanto riguarda la vittoria all’Ibm SmartCamp 2015?

La vittoria con IBM SmartCamp è molto recente e quindi per ora abbiamo potuto trarre beneficio soprattutto dalla visibilità e i contatti che ci ha portato, cercheremo di sfruttare al massimo questa opportunità e speriamo di vederne i frutti in un prossimo futuro.

Ad un anno di Horus, qual è il bilancio?

Siamo cambiati moltissimo in un anno, è cambiato il nostro dispositivo che è stato modificato e adattato per venire incontro alle esigenze degli utenti, abbiamo creato molti posti di lavoro e stretto importanti relazioni internazionali con aziende e associazioni che saranno indispensabili per portare Horus sul mercato.

Giovanna Di Troia

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