Tre giovani ricercatori pugliesi under 30 Francesco Adamo, Dario Cazzato, Giuseppe Palestra hanno dato vita a tre Social Robots: Aldebaran Nao Next Gen, Robokind Zeno R25, Pleo Rb. Mentre il nome del progetto di social innovation per la terapia dell’autismo è SARACEN, acronimo di Socially Assistive Autistic Children EducatioN, ed ha vinto il bando indetto dal Miur “Smart Cities and Communities and Social Innovation”.
I tre robot, già esistenti in commercio, sono stati programmati per poter interagire con i bambini affetti da autismo che presentano una compromissione delle abilità sociali, del linguaggio e del comportamento.
Nao è un robot umanoide di circa 60 cm dotato di due telecamere e sensori, in grado di interagire con le persone e può essere impiegato per stimolare le risposte dei bambini autistici attraverso una serie di giochi.
Zeno è l’altro robot umanoide, la cui peculiarità è nell’essere in grado di riprodurre espressioni facciali e le emozioni, come felicità, tristezza, stupore.
Pleo Rb è invece un cucciolo di dinosauro, che esprime le emozioni e percepisce l’ambiente circostante, può essere utilizzato per insegnare ai bambini a prendersene cura.

A raccontarci nei dettagli il progetto SARACEN e i Social Robots, il Project Responsible, l’ingegnere informatico Giuseppe Palestra.

Giuseppe Palestra. SARACEN. jpeg

 

Come nasce il progetto SARACEN?
SARACEN è nato mentre uno di noi, Dario Cazzato, durante un assegno di ricerca si è avvicinato per la prima volta alle tematiche dell’assistive technologies, applicate però a tutt’altro contesto, visto che in quel caso si trattava di persone anziane. Così, quando il MIUR ha pubblicato il bando “Smart Cities and Communities & Social Innovation”, è venuta l’idea di partecipare.

Come funzionano i Social Robots? E come vanno ad interagire con i bambini autistici?
I Social Robots sono stati progettati seguendo delle precise regole in termini di apparenza, funzionalità ed interazione Uomo-Robot, nel nostro caso Bambino-Robot.
Partiamo da un presupposto: è un fatto ben noto che la tecnologia attragga particolarmente i bambini autistici, sia che si parli di videogiochi, sia di smartphone e tablet, che di robot. Grazie all’utilizzo di un social robot ed eseguendo determinate specifiche e un preciso protocollo clinico (definito in collaborazione con l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR), è possibile fornire al bambino gli stimoli giusti e, creando dei veri e propri programmi di terapia che prevedano l’interazione graduale con il robot, tentare di migliorare la capacità di interazione sociale, con conseguente aumento della qualità della vita. Inoltre, durante le sessioni di gioco il bambino è monitorato su alcuni parametri oggettivi che aiutano gli operatori nella successiva valutazione dei progressi del bambino, ovviamente il tutto senza impiegare nessuna strumentazione invasiva; ecco un ulteriore esempio di aiuto che può provenire dalla tecnologia.

Il team da chi è composto e quali le rispettive specializzazioni e competenze?
Il team è composto da tre ricercatori nei temi della computer vision e pattern recognition. Tre ingegneri informatici. E, non avendo competenze mediche, come ho accennato prima, la parte clinica del progetto è stata curata in collaborazione con l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR.

Come le nuove tecnologie possono essere utili per l’inclusione sociale? É un binomio vincente?
Come ho già detto, le nuove tecnologie sono fondamentali per l’inclusione sociale dei bambini autistici ed a mio parere lo sono anche per tutte le persone fragili.

E la robotica si presta meglio in tal senso, per il sociale?
La robotica si presta per il sociale, l’applicazione della robotica ovviamente seguendo dei precisi protocolli clinici, è fondamentale per il sociale. Come in un futuro non molto lontano lo sarà per gli anziani, i robot di compagnia potranno far superare numerosi problemi a queste persone.

Come SARACEN può essere utile per la terapia dell’autismo?
I robot di SARACEN ed il protocollo clinico definito permettono di migliorare le aree di difficoltà dei bambini autistici.

Quale il ruolo di genitori, terapisti, insegnanti con questo nuovo progetto di social innovation?
Sicuramente il ruolo dei genitori e dei terapisti con il progetto SARACEN è stato fondamentale perché ci hanno permesso di eseguire i test e gli esperimenti su un gran numero di bambini, avendo avuto due sperimentazioni attive una in provincia di Lecce, a Matino, presso l’associazione Amici di Nico ONLUS e l’altra a Messina presso l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR.

Cosa rende davvero unico e innovativo SARACEN?
Ciò che rende unico e innovativo SARACEN è la presenza di Social Robots che seguono un preciso protocollo clinico e il monitoraggio del bambino durante la sessione di terapia grazie a parametri oggettivi che aiutano i terapisti nella successiva valutazione dei progressi del bambino, il tutto senza impiegare nessuna strumentazione invasiva, utilizzando esclusivamente telecamere e sensori.

Quali i Premi che SARACEN si è aggiudicato?

Il progetto SARACEN (Socially Assistive Robots Autistic Children EducatioN), con sede operativa a Lecce, ha vinto la seconda edizione pugliese del Premio Lamarck-Smau il 13 febbraio, nell’occasione dello SMAU Bari 2014. Il Premio Lamarck, il riconoscimento realizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria, in collaborazione con Startupbusiness e Italia Startup, è dedicato alle migliori idee di business che possono trovare applicazione pratica in aziende già strutturate. Il premio è volto alle migliori start up del territorio per incentivare le prossime generazioni del sud a fare business e ricerca nella propria terra.

 

Giovanna Di Troia

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