Un capitalismo diverso, non aggressivo e rapace, “un capitalismo dal volto umano, etico e finalizzato al benessere sociale” e capace di eliminare la povertà del mondo è possibile secondo Yunus. Ma in che modo?

Il social business può “realizzare questo sogno”, può contribuire alla risoluzione di uno o più problemi sociali usando i metodi dell’impresa tradizionale, ma non prevedendo la distribuzione degli utili. Le imprese con finalità sociali si differenziano dalle organizzazioni non profit, dalle cooperative sociali e dalla responsabilità d’impresa in quanto presentano una natura giuridica di proprietà privata e presentano investitori che partecipano alla formazione del capitale, ma devono essere in grado di far circolare produttivamente questo capitale, tenendo sempre presente l’obiettivo sociale. Yunus con il social business punta a liberare il potenziale dei poveri per consentire loro di raggiungere l’autosufficienza, ma anche dei disabili, drogati, malati di mente, cercando così di cambiare le condizioni socio-economiche e di raggiungere obiettivi di interesse comune. Il social business secondo Yunus, diventerà un vero e proprio universo parallelo a quello delle aziende tradizionali, orientate al profitto, emergerà un mercato azionario sociale e si moltiplicheranno i fondi di investimento.
Inoltre, differenzia le imprese con finalità sociali del “primo tipo” che contribuiscono alla soluzione di un problema sociale, da quelle del “secondo tipo” la cui proprietà è in mano ai poveri a cui vengono distribuiti i profitti, come ad esempio la Grameen Bank. Ma come nasce l’idea?

Muhammad Yunus professore e direttore della facoltà di economia dell’Università di Chittagong in Bangladesh, poco più che trentenne, non voleva veder più gente che moriva di fame in mezzo alla strada e che viveva in condizioni già povere ma inasprite dalla terribile carestia del 1974. Deciso a cambiare il destino di queste persone, ha una brillante seppur semplice idea: yunuscreare una banca, la prima al mondo che concede piccoli prestiti ai più poveri, gli ultimi del mondo, a cui di solito vengono negati per mancanza di garanzie. Si rivelano ottimali per le donne e sono finalizzati alla creazione di piccole imprese autonome. Il “banchiere dei poveri” con la sua Grameen Bank dà vita così al microcredito che permette anche a coloro che non presentano adeguate garanzie per le banche, siano esse un lavoro o un patrimonio alle spalle, di ricevere un prestito, assegnando loro un capitale per metterli in condizione di avviare un’attività imprenditoriale e la restituzione della somma è prevista a tassi di interesse esigui e dilazionati nel tempo.

In uno dei suoi ultimi saggi, “Si può fare! Come il business sociale può creare un capitalismo più umano” Muhammad Yunus racconta le storie di concreti esperimenti di social business, facendo spesso riferimento al precedente libro “Un mondo senza povertà”, in cui narra la storia della Grameen Danone, che nasce nel febbraio 2007, e dell’accordo con Danone. Con “Si può fare” va ad aggiornarci sugli sviluppi di quella che è la prima impresa con finalità sociali e trampolino di lancio per il concetto di social business.

La Grameen Bank, insieme a multinazionali di successo pronte ad investire in azioni umanitarie, come Danone, Veolia, Basf, Intel, Adidas dà vita a joint venture cercando di risolvere i problemi dei poveri, dalle problematiche legate alla salute, all’ambiente, all’istruzione fino all’accesso alle tecnologie, ma creando utili per poter crescere.

La Grameen Danone, costruendo uno stabilimento a Bogra, ha iniziato a produrre, non senza difficoltà, lo “Shoktidoi” (“yogurt che rende forti”), yogurt arricchito di micronutrienti (calcio, ferro, zinco, iodio, vitamina A) e dolcificante (melassa di dattero, prodotto tipico del Bangladesh) contenuto in vasetti biodegradabili, fatti con amido di mais. Yogurt che fornisce metà dose quotidiana di micronutrienti necessari a un bambino, combattendo così la malnutrizione del Bangladesh, di conseguenza il successo non è dato dalle cifre del bilancio annuale ma dal numero di bambini che si è riusciti ad aiutare, fornendo loro la giusta dose di energia e riducendo le deficienze nutrizionali. Nel saggio “Si può fare”, Yunus narra anche tutte le problematiche che la Grameen Danone deve far fronte, a partire dalla barriera culturale da abbattere con la formazione di una controcultura a base di programmi nutrizionali nelle scuole e mini eventi promozionali, e andando a creare una rete di allevatori locali che usufruivano del microcredito, da cui attingere per le materie prime ed una forza vendita locale costituita dalle “signore Grameen”, che si occupano della vendita porta a porta munite di borse termiche. Ma l’anno seguente, con le vendite in perdite, si è pensato alla riformulazione del prodotto, alla differenziazione dell’offerta, alla creazione di un mercato “urbano”, rifornendo i negozi, compresi quelli della capitale, Dhaka, e la conseguente nascita della “catena del freddo”.

Il secondo esperimento di business sociale del Gruppo Grameen in collaborazione con una grande multinazionale è Grameen Veolia Water che si propone di affrontare problemi di natura sanitaria, portando acqua potabile nei villaggi con acqua contaminata da arsenico, responsabile di lesioni della pelle e tumori. L’acqua depurata viene venduta, come nel caso dello yogurt, a prezzi accessibili per i poveri. Si parla così di sussidiarietà incrociata, offerte differenziate a seconda capacità economica dei vari segmenti dell’utenza, in pratica il prodotto agli abitanti dei villaggi viene venduto al prezzo più basso possibile e a chi può permetterselo a prezzi più alti.

Basf Grameen propone invece zanzariere chimicamente trattate in modo da difendersi dalla malaria.

Grameen Intel utilizza la tecnologia informatica e della comunicazione per ridurre le complicazioni legate alla gravidanza e al parto: software e cellulari destinati a medici e personale sanitario efficiente per eliminare rischi per le mamme e i loro bambini, effettuando così screening ed assistenza medica nei villaggi rurali.

Grameen Adidas fornisce scarpe a prezzi accessibili, per evitare di contrarre malattie da parassiti dovuti al problema di camminare scalzi. Oltre le scarpe, Yunus in “Si può fare” ci informa che è in progettazione anche una fabbrica di abbigliamento per occupare personale tra le fasce economicamente più emarginate.

Inoltre, il prototipo di centro sanitario del villaggio è la Grameen Healthcare Company che fornisce checkup, buone pratiche igieniche e nutrizionali ed ha creato anche due ospedali specializzati in operazioni di cataratta, organizzati come imprese con finalità sociali e fornisce inoltre prestiti scolastici alle ragazze delle famiglie che si rivolgono alla Grameen Bank per il college di infermiere specializzate.

Ripetendo sempre lo stesso schema, l’intuizione originale di Yunus è diventata un fenomeno globale, d’altronde afferma lo stesso Premio Nobel: “una volta che un’idea innovativa è stata precisata e ha dato vita a un prototipo funzionante, diventa facile replicare l’esperienza tutte le volte che se ne manifesta la necessità”. Ad esempio Cure2Children si prefigge di combattere la talassemia in Pakistan e in Kosovo attraverso centri di trapianto e associazioni per la diffusione dell’educazione sanitaria, per la prevenzione, per screening e cure.

All’interno del racconto della sua esperienza, Yunus dissemina qua e là nel testo consigli per creare imprese si può farecon finalità sociale, con parole semplici dirette al cuore e alla creatività di ognuno. Inserisce domande-guida per il piano aziendale, d’altronde il profitto è una condizione necessaria anche se non è l’obiettivo finale e sono soprattutto la creatività, la capacità imprenditoriale, l’ambizione, l’energia e il desiderio di fare del mondo un posto migliore, gli ingredienti segreti del social business.

Yunus suggerisce di agire subito, senza grandi, pretenziosi e lunghi progetti, ma cominciare dal piccolo e subito con un progetto pilota, si impara strada facendo la formula giusta, raccomandandosi di “cominciare dal piccolo, ma cominciare domani mattina”, come egli stesso ha fatto con la Grameen Bank nata semplicemente prestando 27$ a 42 poveri del villaggio di Jobra.

“Si tratta di una specie di seme che può essere piantato per replicare la “pianta” originale una, due, dieci, cento, mille volte. Quando si perseguono grandi obiettivi, il segreto del successo sta proprio nel progettare prima un piccolo modulo funzionante e costruire poi la grande architettura replicando molte volte quella cellula base che si rivela quindi uno strumento fondamentale per affrontare problemi di grandi dimensioni”.

Inoltre Yunus osserva che molte persone e organizzazioni si impegnano nello studio, affrontando molti dei grandi interrogativi sollevati dal social business, creando cattedre universitarie, andando a colmare il gap che separa l’intuizione ed il pensiero dall’azione concreta. Questi i “filosofi del business sociale” che vanno ad affiancarsi ai “professionisti”.

Il padre del microcredito e artefice del social business che nel 2004 riceve la Laurea ad honorem e nel 2006 il Premio Nobel per la Pace, è intervenuto più volte anche in Italia. Il 10 luglio scorso ad esempio, Muhammad Yunus ha tenuto una lectio magistralis presso la Camera dei Deputati sul tema “Social business: soluzioni sostenibili alle sfide sociali più pressanti”, trasmessa in streaming dalla webtv della Camera.

Inoltre, la Grameen Bank è arrivata anche in Italia, con una collaborazione tra Unicredit Foundation, Università di Bologna e Grameen Trust. E a Milano presso l’Istituto Europeo di Design è stato creato un percorso dedicato al Social Business Design.

 

 

 

Giovanna Di Troia

 

 

 

 

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